L’AI sta divorando la ricerca. Letteralmente.
Cerca su Google “miglior ristorante a Milano”.
Ti esce una mappa, quattro risultati sponsorizzati, un carosello, due box di domande, un video YouTube, e – se sei fortunato – forse un link organico.
Ora immagina tutto questo, ma con una risposta generata da AI che si mangia metà pagina.
Benvenuto nel nuovo Google.
Quello che non cerca più, risponde.
Quello che non ti manda sul tuo sito, ti frega il contenuto e lo serve in pasto all’utente.
È l’inizio della fine della SEO? No. Ma è la fine di come la SEO ha funzionato finora.
Da motore di ricerca a motore di risposte
Google non vuole più che tu clicchi.
Vuole trattenerti, coccolarti, somministrarti micro-dose di informazione generate in tempo reale, senza lasciarti scappare.
Con il lancio di SGE (Search Generative Experience) e l’integrazione massiva di AI nei risultati, sta succedendo questo:
- L’utente fa una domanda.
- L’AI sintetizza risposte da più fonti (le tue comprese).
- Ti serve un paragrafo “intelligente”, con link opzionali.
Opzionali, hai letto bene.
Effetto pratico: il traffico organico diventa una chimera. Anche se sei in prima pagina, non è detto che qualcuno ci arrivi.
La SEO tradizionale? Sta perdendo i denti
Parole chiave, ottimizzazioni on-page, backlink…
Servono ancora? Sì. Ma non bastano più.
Perché l’AI cambia tutto:
- Capisce il contesto, non solo le keyword.
- Premia i contenuti più completi e “utili” (secondo i suoi standard).
- E soprattutto: decide lei cosa mostrare in sintesi.
Morale della favola: puoi essere autorevole, tecnico, pure simpatico… ma se la tua info viene cannibalizzata dall’AI, addio click.
ADV: chi paga, sopravvive (ma paga caro)
Nel nuovo Google spinto dall’AI, anche la pubblicità sta cambiando faccia.
Finora funzionava così:
Pagavi, il tuo annuncio compariva in alto, l’utente cliccava, fine della storia.
Ma adesso?
- Le risposte generate dall’AI occupano lo spazio più visibile.
- I link sponsorizzati iniziano a mimetizzarsi dentro i testi generati – sembrano consigli, non pubblicità.
- Gli spazi utili si restringono, ma gli inserzionisti aumentano.
Tradotto: più concorrenza, meno clic, costi in salita.
I CPC (costo per clic) iniziano a impennarsi perché tutti vogliono visibilità in un campo che si è ristretto.
Chi ha budget da investire può ancora stare a galla.
Ma non basta più buttare soldi e aspettare lead: serve strategia, targeting chirurgico, creatività.
Chi si affida solo al contenuto organico, senza un piano B, rischia l’asfissia.
E chi fa adv senza capire come funziona la nuova SERP, brucia soldi nel vuoto.
Cosa fare ora (se non vuoi estinguerti come i blog del 2007)
👉 Crea contenuti impossibili da sintetizzare.
Esperienze, opinioni, casi studio, storytelling: tutto ciò che un’AI non può rubare o banalizzare.
👉 Sfrutta il brand.
L’AI non ha personalità. Tu sì.
Il personal brand, l’autorevolezza percepita, diventano barriere contro l’anonimato generato.
👉 Diversifica i canali.
SEO da sola? Non basta.
Newsletter, social, podcast, YouTube: presidia spazi dove il rapporto è diretto, non mediato da Google.
👉 Studia l’SGE.
Non aspettare che ti tagli fuori. Testa, sperimenta, ottimizza per la nuova SERP.
Chi dice “la SEO è morta” non ha capito un ca$$o.
Chi continua a farla come nel 2015, invece, è già morto e non lo sa.
L’AI non ti toglie visibilità. Ti sfida a meritarla.
E questa volta non basterà infilare la keyword nel titolo.